Il “formato” dei ricordi

Le guide turistiche forse già lo sanno. O forse no. A cosa vi fa pensare la parola Leporello? Se siete (anche) dei melomani la prima risposta sarà: il nome del servitore di Don Giovanni, nell’opera omonima di Mozart, che su un libretto a soffietto doveva annotare le conquiste amorose (2065!) del suo dissoluto padrone. È così che Leporello è diventato sinonimo di un particolare libretto realizzato con un’unica striscia di carta ripiegata su se stessa a fisarmonica, noto anche come libro da concertina. È nell’epoca vittoriana ad assumere la funzione di souvenir: un tascabile fotografico che assembla diverse vedute (cartoline) del luogo visitato – panorami, monumenti, architetture – ciascuno corredato da una breve didascalia. Oggi è un formato riscoperto e declinato con interessanti sperimentazioni soprattutto, ma non solo, nell’editoria per l’infanzia; sganciato dall’idea di libro brossurato consente, anche in dimensioni moltiplicate, di ampliare letteralmente i contenuti e le immagini nello spazio. In epoca pre-Covid – era il settembre del 2019 – presso il Museo della Fondazione Tipoteca Italiana (affascinante sito museale che valorizza il patrimonio storico della tipografia italiana, a Cornuda, in provincia di Treviso) venne ospitato un laboratorio per imparare a costruire con le proprie mani un “libro da concertina cilena” ovvero un singolare libro a fisarmonica con la particolarità di apparire un normale libro da chiuso e, una volta aperto, di svelare un insolito andamento a zig zag. Perché siamo arrivati fin qui? Per dimostrarvi che le divagazioni sono sempre interessanti e foriere di scoperte, sia passeggiando per il mondo reale sia in quello virtuale. Ma anche per raccontarvi la storia di uno dei più classici souvenir tascabili, tutt’ora in vendita nei chioschi specializzati in “ricordini” per turisti, a dispetto delle migliaia di foto scattate con lo smartphone. Infine, se Leporello vi fa pensare per un istante anche a un leprotto raggomitolato le cui zampe posteriori formano, appunto, una linea a zig-zag, sappiate che non siete gli unici: questo è il logo dell’omonima libreria romana, dedicato all’editoria fotografica, scelto e voluto proprio per la sua trasversale molteplicità semantica. (Claudia Ghelfi)

 

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