BEL PAESE, NON SOLO FORMAGGIO

A molti di voi sarà capitato di assaggiare il Bel Paese, morbido formaggio lombardo, prodotto dalla Galbani dal 1906. Probabilmente pochi, tuttavia, si saranno interrogati sull’origine del nome.
Nel lontano 1876 un certo Antonio Stoppani aveva pubblicato il volume intitolato “Il Bel Paese”, su cui intere generazioni studiarono l’aspetto geofisico e le bellezze del territorio italiano. Trent’anni dopo, il titolo del libro – che riprende il verso il bel paese ch’Appennin parte, e ‘l mar circonda et l’Alpe del Canzoniere del Petrarca – fu usato per denominare e lanciare il nuovo formaggio. Sulla confezione era riprodotta una carta ferroviaria d’Italia con sovrapposto il ritratto dello Stoppani, da molti poi erroneamente creduto quello di Egidio Galbani, fondatore dell’azienda.
Ma chi era Antonio Stoppani? Un abate di illustre biografia ma oggi incredibilmente assai poco noto, nato a Lecco nel 1824 e morto a Milano nel 1891: entrambe le città gli hanno dedicato una statua in bronzo, la prima nell’omonima piazza, la seconda nei giardini pubblici di porta Venezia, di fronte al Civico Museo di Storia Naturale (di cui fu uno dei più attivi sostenitori nonché direttore nei suoi ultimi dieci anni).
Incredibili i tanti talenti di questo poliedrico personaggio. Tutto fu fuorché un docile e mesto sacerdote: fondatore della paleontologia italiana e padre della geologia nazionale (fu strenuo promotore del progetto di una moderna carta geologica italiana); naturalista e alpinista (nel 1873 divenne primo presidente della sezione milanese del Club Alpino Italiano); intelligente divulgatore scientifico fece della scienza un argomento popolare; fervente patriota e attivista all’interno del clero milanese e nazionale in qualità di difensore delle posizioni conciliatoriste (obbedienza al Papa ma nella netta separazione tra religione e potere temporale); docente e accademico a Pavia e Milano (scrisse i manuali di riferimento per gli studenti del Politecnico di Milano); attento applicatore delle scoperte scientifiche alla vita reale, egli vedeva nel petrolio – di cui tentò di organizzare l’estrazione su scala nazionale – un’alternativa da lui ritenuta “rinnovabile e inesauribile” all’uso della legna e del carbone. Benché non eccezionalmente prestante dal punto fisico fu uomo energico nelle sue spedizioni geologiche: setacciava l’area di interesse in modo talmente esaustivo che, scherzosamente, gli amici poi la definivano “stoppanizzata”. (Claudia Ghelfi)

Leave A Comment